Il giudizio di Fabio Zinelli

L’interesse del lavoro di Buffoni – o almeno uno dei punti – sta nella sua tenuta come organismo costruito: c’è la poesia, la critica (con la filologia) e il vissuto che si ricompone secondo i due filtri in questione con rifrazioni varie. La poesia filtra l’esperienza, ma anche la cultura; per esempio, in REPERTO 74, l’amore omosessuale è vissuto e sudato realmente e insieme rivisto per modelli letterari. E più tasselli Buffoni inserisce più gli giova: non è uno scrittore da acuti ma di massa viva e di sostanza. Più sono i fili che il lettore e il critico possono seguire, meglio è. Dunque ottimo che si aggiunga questa autoarcheologia di REPERTO 74 - con quanto ha di fané quello che prima era incandescente -, con un Franco che si fa a parte patientis nel suo “immoralismo” con Alberto (nel racconto lungo o romanzo breve che dà il titolo al libro) fino al suo assurgere a “immoraliste” nella storia con Marco in uno dei racconti brevi.  Agli appassionati piace anche ritrovare la filologia “asemantica” dei valori fonici (aloisianum) e dei lapsus (fil di lama). Sale in cattedra nell’ultimo racconto lo zio di PIU’ LUCE, PADRE. Insomma: imprimatur.