Motivazione Premio Pasolini 2006

Forse il discorso antiretorico e antioracolare, anche a momenti impostato - e perché no - in maniera diaristica-didascalica era quello che ci voleva per esprimere lo sconforto di fronte a un'umanità che decisamente non impara, non migliora, non è capace di fare della memoria dei propri misfatti l'agognato antidoto. Il libro Guerra di Franco Buffoni (Mondadori, novembre 2005), che si proponeva questo scopo, secondo le dichiarazioni in nota di chiusura dello stesso autore, ci riesce pienamente. E il lungo volume (206 pag.), molto curato formalmente e articolato in quattordici sezioni, arriva al lettore come uno spietato specchio di quello che siamo, uomini del 2000 sempre barbari e bestiali; arriva per ricordarci gli obbrobri compiuti e subiti nel passato, senza rassicuranti divisioni manichee; ci mette di fronte alla violenza assurda e senza soluzione di continuità della storia, per cui la parola Guerra, lessema unico e ipersignificativo del titolo, diviene nome e simbolo per eccellenza di noi, popoli, etnie, nazioni, individui; e finalmente ci confronta con la specie animale per toglierci quest'ultima illusione: non sono meglio di noi, gli animali, e forse una radice del male si trova già nella zoologia, si trova già nell'origine stessa della vita. Buffoni rifiuta l'antropocentrismo, ma non crede - come Ted Hughes, autore molto ben conosciuto da lui, come tanti che seguono la tendenza zoé vs bíos - che la via d'uscita sia il rifiuto della ragione a favore dell'istinto. Buffoni riflette, e poi compone versi che sono la conseguenza lirica di una profonda meditazione, in cui l'erudizione si allea alla memoria personale, familiare, storica. I versi di Buffoni spesso raccontano; altre volte configurano delle immagini; nell'insieme compongono una sinfonia dalle note più in collisione che in armonia (in senso tradizionale), e sicuramente affine alla musica di Britten, in particolare al suo War Requiem da lui stesso evocato. I versi di Buffoni non concedono nulla, non offrono nessun tipo di consolazione, non vengono incontro... Forse proprio per questo il suo libro Guerra è necessario e oggi come oggi più pertinente che mai: ci spalanca una porta vietata dalla rimozione, dalla vergogna, dal pietismo. Apre i nostri occhi. È per questo che dobbiamo ringraziarlo.
Ed è per questo che la giuria del Premio Internazionale di Poesia Pier Paolo Pasolini l'ha scelto come uno dei tre migliori libri italiani del 2006.

La Giuria: Dacia Maraini, Bianca Maria Frabotta, Maurizio Cucchi, Martha Canfield