La nota di Vincenzo Salerno


Nella cartografia dei luoghi dell’anima di Franco Buffoni Biserta è disegnata “lì tra il deserto di sabbia e il deserto del mare”. Come il profilo del monte Rosa, come Roma “coi silenzi dei rumori
e i pudori del cielo che si muove”, anche la Binzart tunisina costituisce una significativa tappa nel “pendolaggio”, fisico e intellettuale, del poeta. Traccia geografica a “settentrione
del Sud del mondo/ verso il cippo con la Libia di confine”; memento storico Hippo Diarrhytus, l’antica colonia di Cesare “dove erano le scuderie/romane e i magazzini/per cereali e fienagioni, i granai”; spaccato di vita vera Bizerte, in quest’emporio del Mediterraneo tra “le botteghe dei mercanti coi tessuti stesi,
/i fondali degli orafi, la piccola moschea”. E nella cultura dell’“inclusione” – il ‘noi’ che sa parlare a ‘loro’, senza finzioni letterarie, senza esclusioni di razza o di sesso – sta forse la chiave di lettura, la misura nella “disuniformità dell’ordine” di un altro mondo; terra d’elezione libecciata e illuminata dalla luna transitoria. Uguali a culture mobili, i versi di Franco Buffoni trovano, infine, forma propria sulla pagina fatta di sabbia di Biserta, dove “c'era per tutti spazio e un ruolo negli affreschi:/il piacere il comando la progenie”.
Vincenzo Salerno