Il profilo del Rosa, nota in prosa conclusiva


Ho scritto questo libro tra il 1990 e il 1997, concependolo come un lungo viaggio attraverso i quattro decenni della mia vita, dall'infanzia alla piena maturità, ma anche attraverso i luoghi dove essa principalmente si è svolta. Dicendo "principalmente" escludo i paesi stranieri, dove pure mi è accaduto di risiedere per qualche periodo, e altre regioni o città italiane che non siano quelle cui sono legate le mie radici. Cioè l'alto milanese inteso nell'antica accezione vescovile - fino al Canton Ticino e ai Grigioni - e "ducale" (come Ducato di Milano) a inglobare l'intero bacino del Verbano fino al Sesia.
Tengo alla precisione geografica (nei testi si parla più volte di "cartine") perché da bambino pensavo sempre alle montagne che mi sovrastavano e alla pianura che mi si stendeva dinanzi in termini di cateti e ipotenusa (l'ipotenusa era il mio corpo disteso obliquamente dal Monte Rosa al Po): in termini geografici, quindi, o forse cartografici. Anche nel senso di antica cartografia. Da qui il legame - divenuto consapevole negli anni dell'adolescenza - con la storia di quei luoghi, vissuta magari a ritroso, dal Risorgimento al Seicento ai Longobardi, fino alle incisioni rupestri.
L'immagine della "casa" riaperta dopo trentacinque anni, nucleo iniziale del libro, insieme testimone della verità infantile e delle più indicibili angosce, si amplia dunque sempre più con la crescita del protagonista, fino a inglobare l'intero territorio e la sua storia.
Se pertanto è possibile considerare le otte sezioni come una sorta di descrizione in versi di una crescita, dall'infanzia all'adolescenza alla prima maturità, fino alla previsione di vecchiaia dell'ultima sezione, è anche possibile concepire il libro come una unità poggiata su alcuni punti fermi visti da diverse angolature. Una cosa è osservare il reguitti a sei anni; un'altra è ritrovare lo stesso oggetto a trenta o a quaranta. Il reguitti, va da sé, connota la figura paterna. Come le mollette o il latino (inteso come paziente quotidiano insegnamento domestico) quella materna; o il centimetro di plastica il sarto, e così via. Un altro punto fermo è costituito dal rapporto con la poesia e con le figure dei poeti, da quelli esplicitamente menzionati a quelli cui si allude implicitamente: "i vecchi poeti fumatori", fino al difficile rapporto con il "sé" che scrive in versi.