Risposte a un questionario del "verri"

1) Perché scrivi poesie?

Scrivo poesie per la stessa ragione per cui non scrivo romanzi. Non posso scrivere romanzi perché del romanzo non sopporto quella parte centrale (corrispondente al 5O, 6O% dell'intera "narrazione") in cui percepisco che l'autore sta menando il can per l'aia. Dopo quelle prime venti pagine pressoché perfette, e prima di quel finale deciso da lungo tempo, c'è il limbo dell'invenzione a freddo, della falsificazione, del mestiere.

Amo scrivere poesia perché questo limbo mi viene totalmente risparmiato, perché il testo può procedere per successive illuminazioni, per sintesi efferate, oppure può sfogarsi sul dettaglio, senza dover dare spiegazioni. Il libro, la sezione, la plaquette vengono dopo: me li ritrovo sul tavolo come un trenino in stazione in un'estate tranquilla sistemando i vagoncini contenenti le parole scritte per necessità.

Tollero invece abbastanza bene la scrittura saggistica e/o giornalistica, come quella che sto praticando in questo momento: queste cose non le potrei e non le vorrei dire in poesia. In poesia ("il foglietto a portata di mano / la biro da scaricare") sento musica scrivendo, quella che Keats definisce "without tune", la musica più bella e senza melodia che mi fa mettere tutte le parole a posto e me le fa scegliere scuotendole e porgendomele all'orecchio come conchiglie. Certe volte questo processo è molto lento: scrivo e riscrivo, magari lasciando riposare quel testo per stagioni intere. E in molti casi sine die. Per fortuna non sono costretto da contratti firmati o da anticipi ricevuti a consegnare nulla entro prescritti termini.

2) Quali autori sono stati determinanti per il tuo lavoro?

Credo anzitutto quelli che si imparavano ancora a memoria nelle scuole italiane degli anni cinquanta e primi sessanta. Sicuramente fanno da sostrato a ciò che è venuto dopo: l'apprendimento musicale (contrastivo) delle lingue straniere principalmene attraverso i poeti, in primis i romantici inglesi e i simbolisti francesi. Quindi il grande teatro di poesia (Shakespeare, anche coi sonetti però) e la rilettura in età adulta dei classici già in parte mandati a memoria da ragazzo. Poi i poeti che ho tradotto.

Franco Buffoni