La recensione di Stefano Raimondi


Chi sono i "noi" ma anche i "loro" del titolo appartenente all'ultimo lavoro di Franco Buffoni? Cosa sottintende questo nominare, questo indicare qualcuno? Dopo la lettura delle prime pagine l'interrogativo viene spiegato e non attraverso un chiarimento esplicito e didascalico, ma attraverso la lievità e la magia che la vera poesia contiene quando vuole "mostrare" qualcosa. Quindi ecco il volto, ma direi di più, i corpi dei due nominati: l'omosessuale e l'extracomunitario. Una parificazione azzardata o originale? Una comparazione inusuale o folle? Il poeta empaticamente ci conduce nel corpo di entrambi, lasciando alla fisicità una strada del tutto libera e liberata dove approvare e trattenere il dolore, lo strania mento, ma soprattutto il piacere e l'innamoramento che le storie, qui, sanno come intrecciare. Un libro "fisico" che ha un motivo esplicito e dichiarato dallo stesso Buffoni nelle note che accompagnano queste pagine: " Pur riconoscendo il motivo che mi ha indotto a essere tanto "fisico" in questo libro: riconquistare anche in letteratura al sesso omoerotico spazi che per il sesso etero sono consueti". Ecco dunque una riconquista, l'appropriarsi di un spazio in cui l'amore tra uomini è un mostrarsi per nudità, per fremiti e per partecipazione emotiva alta ed inquieta, che portano il calco dell'alterità specchiante di un riconoscimento, di una diversità. Diversità che qui diventa parola chiave per i "loro" - gli extracomunitari - che potremmo essere noi quando usciamo dai nostri territori protetti, quando varchiamo i confini di una moraleggiante europeicità egolatra ed egocentrica. Questa nuova raccolta, che sembra tracciare un progetto preciso nella idealità scrittorea di Buffoni – esce, infatti, dopo un libro che al tema ha dedicato svariate pagine dal titolo appunto: "Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità (Sossella 2006). È una traccia questa che Buffoni percorre senza inganni e senza nessuna scusa, esponendosi con la sicurezza di chi sa cosa significa essere felici per quello che si è e non per quello che si dovrebbe sembrare. E i testi di questo libro di poesie lo testimoniano ampiamente. Le location dove svolgere questi incontri non sono i sabiani magazzini e neppure gli umidi e mesti orinatoi penniani. Semmai le strade e i mercati alla Gide o le coloratissime e decameroniane angolature pasoliniane, dove l'incontro è sempre un affare d'occhi e l'indulgere sul corpo, è un lento innamorarsi dell'abbandono. Qui il corpo è il recettore dell'"Altro", è il luogo per l'"Altro". È lo spazio della prossimità dove chi ti è di fronte porta un nome e una storia, forse da tacere o sfiorare solamente, già raccontata a qualcuno. Ascoltarla è stare presenti: esserLa. "Oh se la senti la forza delle voglie/Alla medina tra gli odori/Di zafferano e fiori di cumino/Del venditore il figlio la mano/Come sfiora".
Stefano Raimondi
PULP n 73, giugno 2008