Franco Buffoni, Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e sull’essere tradotti, Interlinea, Novara, 2007, pp. 231, Euro 15,00

Poeta, traduttore, saggista e traduttologo di vaglia, Franco Buffoni, fondatore e direttore del semestrale di teoria e pratica della traduzione letteraria «Testo a fronte», rivista che ha avuto in Italia il merito storico di dedicarsi specificamente a quest’area finora piuttosto trascurata di studi ritagliandosi un preciso spazio di prestigio fra gli addetti ai lavori e non solo, qui propone un articolato e stimolante percorso su queste tematiche che spazia dalla riflessione storico-teorica alla analisi critica e all’auto-analisi di versioni. Dando conto del dibattito teorico attuale, che ha mostrato i limiti della linguistica teorica di G. Mounin la cui visione riduceva la traduzione a un pedissequo ed esteticamente inefficace lavoro di sostituzione paradigmatica di elementi, Buffoni colloca la propria posizione «traduttologica»  nella scia della lezione di G. Folena, G. Steiner, F. Apel e del pensiero neofenomenologico di L. Anceschi ed E. Mattioli, secondo il quale va rifiutato ogni approccio normativo e dogmatico al tradurre privilegiando un confronto paritario di incontro-scontro fra la «poetica del tradotto» e la «poetica del traduttore» dal quale scaturisca quella che H. Meschonnic chiama la «traduzione-testo» la quale abbia valenza estetico-stilistica sua propria ed autonoma. In tale prospettiva acquisiscono un’importanza fondamentale le nozioni di avantesto, di movimento del linguaggio, di poetica, di ritmo e di intertestualità (p. 15), dalle quali dipende una prassi traduttiva e critica a suo modo di vedere attuale ed operativamente efficace.

Su queste solide premesse teorico-pratiche si snodano poi i numerosi capitoli dell’opera che attinge alla vasta e consolidata esperienza del traduttore anglista ( pensiamo ad esempio alle pagine dedicate a Byron, a Keats, a S.Heaney), del critico comparatista (su M. Guidacci / Bishop / Keats, L. Traverso / Yeats, Ch. Wright / J. Reed / P. Dyerval / Montale, Wilcock / Beckett / Joyce, Sanguineti / Euripide / Catullo, Brodskij autotraduttore, A. Mandelbaum, Leopardi in inglese..., del poeta tradotto, che nella parte finale del volume mostra lo sviluppo ulteriore della vita dei propri testi nel lavoro di vari suoi traduttori stranieri. Proprio in questa ricchezza e varietà di prospettive, che fondendo le carte dello studioso a quelle dell’interprete e dell’autore risiede la  maggiore originalità del volume che in tal modo dà conto di come, a ben vedere, nella vita letteraria odierna queste figure si sovrappongano, si integrino, si completino in una prassi infinita « perché tale è la traduzione di poesia. Un processo che inizia dall’avantesto ed è destinato a non concludersi mai completamente, perché ogni nuovo atto di lettura sarà comunque un atto interpretativo e quindi traduttivo.» (p. 165). E ben fa Buffoni ad aprire i suoi preziosi archivi al lettore: ne affiorano manoscritti di Heaney, lettere di A. Zanzotto, discutibili e per questo tanto più interessanti appunti a margine delle sue traduzioni di Prynne, a dimostrazione di quanto proprio nell’intima quotidianità del mestiere e della relazione risieda il senso più profondo delle «moralità» e degli «ideali» definenti la nozione di «poetica» cui richiama la lezione anceschiana.

Fabio Scotto


Cfr, Il Segnale. Percorsi di critica letteraria n 81, Milano, giugno 2008