Reperto 1974 - Premessa

Qualche mese fa - sistemando vecchie carte - ho ritrovato il dattiloscritto di questo breve romanzo (o racconto lungo). Portava un titolo che oggi giudico improponibile: Come fare di vostro figlio un omosessuale. Ricordavo vagamente di averlo scritto e credevo di averlo perso o volontariamente distrutto.
Era l’estate del 1974, avevo 26 anni ed ero ancora inedito sia come poeta sia come saggista. Scrissi queste pagine con molta determinazione e le inviai a un editore allora importante. Che mi rispose gentilmente dicendosi interessato alla mia “incandescente nuova scrittura testimoniale” (lettera riposta nella cartellina col dattiloscritto) e disponibile a pubblicarmi purché togliessi il primo lungo capitolo e aggiungessi un capitolo conclusivo.
Non ero d’accordo: nel primo capitolo avevo stipato tutte le mie conoscenze di cultura omosessuale; inoltre mi dilungavo in una disquisizione di intonazione psicologistica, che allora mi pareva essenziale: la chiave per comprendere. Non ero disposto a toglierla, avrei snaturato il senso del mio lavoro. ALLORA SI CERCAVANO LE CAUSE. Ed io ero proprio quello che Moravia allora definiva un omosessuale “organico”, alla Pasolini: caratterizzato da odio profondo per il padre e da un inscindibile, viscerale legame con la madre.
Quanto a un ultimo capitolo, forse avrei potuto…
Ma accadde qualcosa nell’autunno del 1974 che mi distolse completamente da quel dattiloscritto: si profilò il mio primo concorso universitario e dovetti impegnarmi a fondo nella ricerca e nella scrittura accademica; emersi dall’apnea qualche anno dopo, sentendomi all’unisono coi poeti romantici inglesi: cominciai a pubblicare le prime poesie, le prime traduzioni. Non pensai più a quelle pagine “giovanili”.
Rileggendole con l’acquisito senno di poi, non ho potuto che riconoscere la correttezza di quell’antico giudizio. Così ho tolto il capitolo iniziale, infarcito di citazioni mediche e filosofiche, convinto come sono - oggi - che non è alla domanda su che cosa sia l’omosessualità o su come si “diventi” omosessuali che occorra rispondere, bensì – e molto più dignitosamente – su come siano le sessualità e su come si vivano e su come si vivessero un tempo.
Quanto all’aggiunta di un ultimo capitolo, non avrebbe avuto senso per me oggi – anche in un’ottica stilistica – intaccare il reperto. Ho deciso di permettere al ventenne degli anni settanta di raccontarsi bambino e adolescente con la voce di allora, senza intervenire. Ponendo come conclusione cinque racconti scritti in anni recenti, che a quel tempo comunque fanno riferimento.
Ma a quale tempo? Quello della scrittura del 1974 o quello dei fatti narrati risalenti agli anni cinquanta e sessanta?
Ormai, per me, quello è tutto “quel” tempo.

F. B.