Su NOI E LORO di Alessandro De Francesco


Noi e loro, e forse piú in generale la scrittura di Franco Buffoni, è per me un esempio stupefacente di esperienza poetica lontana dal mio background di lettura, dalla mia sensibilità “primaria”, dai miei gusti; lontana da quanto, nel mio breve percorso, io stia cercando di ottenere dalla poesia. Eppure, ed ecco perché parlo di “esempio stupefacente”, sento come il bisogno di affermarne il valore, di farmi permeare da essa, di riconoscerne la qualità e l’autocoscienza.
A una prima lettura, Noi e loro mi scorre via dal pensiero, non si imprime, esce fuori dal mio orizzonte. Non mi allineo con gli stilemi ritmici, lirici, metaforici, diffusamente descrittivi, linearmente narrativi impiegati da Buffoni, io che, si parva licet, sono sempre piú imbevuto da stratificazioni poetiche non-lineari, da elisioni e manipolazioni semantiche, da teorie oggettuali e percettive, da spersonalizzazioni dell’azione, sgretolamento dei soggetti agenti, rifiuti di metafore e sdoppiamenti, negazioni dei valori ermeneutici, e simile “robaccia” di area euroamericana (talvolta anche italiana: Giovenale e Marzaioli, solo per citarne due anche molto diversi tra loro). Ma allo stesso tempo mi rendo conto che, diversamente da molti altri autori che scrivono nella nostra lingua, non si tratta qui di una poesia dell’esperienza e del sentimento non mediati, del lirismo inconsapevole (rispetto alla storia che lo circonda), insomma del linguaggio del potere operato e operante inconsciamente. Anzi, in Noi e loro c’è come una radicale distanza, una distanza cognitiva, scaturita dalla profondità dell’atto etico affidato alla parola poetica, una distanza prodotta dalla sincerità – parola a mio avviso fondamentale per descrivere il lavoro di Buffoni – e dall’incontro con l’altro che questo libro mette in gioco.
Noi e loro nasce da una prospettiva poetica di alta qualità ma a me estranea, e lavora su una critica “storico-etica” che condivido pienamente. Da qui il contrasto e l’interesse che quest’opera ha generato in me. Quando succede cosí, la poesia è davvero degna di essere vissuta: le differenze di poetica, di gusto e di prospettiva passano per me in secondo piano (pur persistendo) man mano che la lettura avanza, nel riconoscimento dell’inconfondibile linguaggio di Buffoni.
La serietà dell’esigenza cognitiva, etica e direi anche introspettiva da cui nasce questo testo si rispecchia anche nell’attenzione dedicata da Buffoni ai giovani autori, con progetti che vanno al di là di scuole e poetiche per far dialogare scritture eterogenee e talvolta in contrasto, ma accomunate da un’analoga sincerità nell’indagine linguistica. Da un simile desiderio di dialogo tra due punti di vista diversi è nata anche questa breve nota.
Alessandro De Francesco
Questa pagina è stata stampata dal sito www.francobuffoni.it