Dalla nota introduttiva a Quaranta a quindici

Quaranta a quindici è il momento-punteggio in cui al giocatore di tennis può parere di star per vincere, ma in cui può anche avere inizio un declino senza remissione, non esistendo un tempo preciso e già deciso che – esaurendosi – possa salvare chi cede.
Come in un gioco senza tempo stabilito, deliberatamente si fronteggiano le due parti di questo libro – what once was romantic e il burlesque – separate soltanto da una foglia gialla, il simbolo che Byron desume da Macbeth V, 3 per indicare il passaggio del proprio trentaseiesimo anno.

In effetti credo che la grande differenza tra una partita di calcio (nella fase conclusiva della quale, se si sta vincendo 3 a 1, si può “fare melina” in attesa che il “tempo definito” scada) e una partita di tennis (in cui possono mancare pochi secondi alla vittoria, ma se quell’ultimo punto non giunge, l’intero match può essere rimesso in discussione, perché il tennis è a tempo indefinito e il tie-break è una barbara invenzione per i tempi televisivi) consista in quella punta di nevrosi che coglie infine chi non sa how long it will go on. E questa, a mio modo di vedere, è una piccola metafora dell’esistenza umana.
Ho cercato di esprimere il senso della punta di nevrosi in pochi versi incipitari:

A te che soltanto puoi capire:
E’ come quando gridi “scusa”
E lo ripeti
Da fondo campo
Per i colpi duri fuori di battuta.

Nevrosi che dal tennis può anche facilmente scivolare all’atletica:

Essere raggiunti
Dove si è arrivati
Da soli
Non per fuggire
Ma per prevenire:
Per aprire la fuga ai ritorni.
Essere raggiunti
Per dire
Che non si può proprio
Avere pace.

O persino diventare angoscia quando lo sport prescelto è l’alpinismo:

La dimensione che l’angoscia controllava
Appeso in parete da sei ore:
Un sistema incrociato di caselle
Orizzontali e verticali
Le venature della roccia
Sbarrate dalle ciglia
Che il guanto non poteva toccare.

Questa pagina è stata stampata dal sito www.francobuffoni.it