AA.VV., Poesia contemporanea. Nono quaderno italiano,(a cura di Franco Buffoni), Marcos y Marcos, pp.279, euro 18.00

Dal 1991 il curatore, Franco Buffoni, lascia tracce del suo “veder chiaro” in poesia e per la poesia. Sono qui raccolte, infatti, altre sette nuove voci che hanno, nel loro “fare”, già dato segni di attenzione e valore. Accanto ad ogni nome compare un prefatore che per affinità e intesa, lascia tracce introduttive, capaci di avviarci a una loro lettura. Fuori i nomi: Alessandro Broggi introdotto da Umberto Fiori, Maria Grazia Calandrone da Andrea Cortellessa, Mario Desiati da Enzo Siciliano, Massimo Gezzi da Guido Mazzoni, Marco Giovenale da Cecilia Bello Minciacchi, Luciano Neri da Fabio Pusterla e Giovanni Turra da Franco Buffoni. Sono sette opere autonome e, nel loro essere in fieri, già ben delineate. La capacità degli autori di lasciar intravedere il proprio calco è la particolarità di questa operazione editoriale. Se la kafkiana e prosastica voce di Broggi ci arriva con una scabrosità ben gestita e ben articolata, la tragedia/tensione esistenziale della Calandrone sa come stabilirsi su tonalità che la trattengono nell’urlo e nella carezza. Tutti si svolgono nei passaggi di un tempo dove la poesia chiede udienza, lasciando spazio alla tensione dei rapporti con il contesto. Non è un caso che Desiati ci rivolga una voce politica, resistenziale e critica che si fa segnavia di un impianto già collaudato dai grandi maestri novecenteschi (vedi Pasolini, Fortini) e tenuti ad esempio; e che Gezzi incontri limpidamente, nelle sue liriche perfette, cristalline un’eticità capace di portarci nell’esatto del sentire/capire il mondo. La parola si dipana tra questi autori lasciandosi manipolare fino all’estremo, tra avanguardia e tradizione, tra azzardi e passioni dove sono gli spazi/luoghi, i sogni e i desideri a modellarne le storie. Giovenale si inarca in un discorso sintatticamente elaborato che lascia intravedere l’elevata formalità di un sentire il mondo tutto in un respiro/pensiero; mentre la veggenza di una concordanza con il resto che lo circonda, porterà Neri alla realizzazione di un canto naufrago, nomade ed esiliato per potenza e necessità, in grado di inoltrarci in aperture filosofiche di forte spessore, proprio come in Turra quando la parola si appuntisce, scalfendo il reale, lasciando una materialità così nitida ed evidente da gestire che anche la sue grinzose e intime solitudini sanno come chiedere perdono e perdonare. La poesia si fa parola e storia, progetto e da nove significative tappe sa come darcene riprova.

Stefano Raimondi

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