La recensione di Fabio Donalisio su Blow up

Non capita spesso di accostarsi a una raccolta di poesia di questa intensità. In cui cronaca, stile, riflessione e sesso si mescolano in felice e sfacciata mancanza di pudore. Un vero e proprio canzoniere del sesso omoerotico, del desiderio e del piacere scritto con una padronanza pressoché totale della forma e con una gamma di sfumature davvero molto ampia comprese all’interno di uno sguardo definito e consapevole di sé quasi all’eccesso. La prima sezione del libro, viaggio sentimentale/erotico in Maghreb, vede l’altro come una sorta di paradiso perduto. Luoghi dove una certa innocenza non è stata ancora contaminata dal pregiudizio e dall’intelletto occidentale. Luoghi dove c’è sovrapposizione semantica costante tra uomo e paesaggio e dove il piacere ha i colori del mito. A mescolare le carte arriva la cronaca, l’alterità. L’uomo quasi mitico che fornisce amore in lande lontane a Roma diventa immigrato, discriminato razzialmente e sessualmente. La difficoltà della vita irrompe nella ricerca dell’amore e la scrittura segue, sottomettendo anche le asperità a una grazia davvero insolita nella poesia italiana di questi tempi. Non c’è maniera, ma stile appunto. Un’attenzione alla forma che non è leziosità, ma tentativo (fallace, va da sé, ma necessario) di sottomettere a un che di razionale le grandi forze incontrollabili della vita. Lo sguardo, sempre in bilico tra desiderio e pensiero, registra con la stessa lucidità un suicidio e un cazzo in erezione. Utilizzando categorie semplici e tuttavia irriducibili. Come noi, e loro. Loro che magari prendono questa faccia rasata
Ideologica quanto basta e temeraria
Da vescovo armigero combattente
Pronta con la truppa a ricacciare
Nei cessi dei cinema
I-forse-perché-più-sensibili,
Misericordiosamente.

Fabio Donalisio
In BLOW UP 125, OTTOBRE 2008, pp 119-120

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