Corrado Benigni su NOI E LORO e REPERTO 74


In Italia certi temi sono tabù, rectius “politicamente scorretti”, almeno in poesia. In questa patria di belle lettere i versificatori non “devono” occuparsi di certe cose, dominio della politica e del giornalismo (sic!). Lei (la poesia), semmai, “deve” occuparsi dei massimi sistemi (però così lontani dalle cose di tutti i giorni) oppure delle questioni minime (però così minime da non riuscire nemmeno a percepirle).
Meno male che qualche autore (rarissimo per la verità) sceglie di percorrere strade diverse e certi temi li affronta con coraggio e senza pregiudizi (o col timore di giudizi). Il tema dei diritti civili, per esempio, che dovrebbe infiammare il cuore e la mente di chi scrive versi oggi in Italia, quasi mai viene trattato dai poeti italiani contemporanei. Eppure ce ne sarebbe un gran bisogno in questa Italia che, superato il giro di boa del nuovo millennio, per certi aspetti, proprio quello del rispetto dei diritti civili, sembra rimasta all’Ottocento.
Franco Buffoni è oggi uno dei rarissimi di cui sopra, uno dei pochi poeti civili che ci sono rimasti. Un autore che non disdegna nei suoi versi e nelle sue prove narrative di trattare certi argomenti, come quello delle minoranze, che in Italia significa soprattutto rispetto dei diritti degli omosessuali e dei diritti umani degli immigrati, per i quali nel nostro Paese, da Nord a Sud, c’è ancora molta strada da fare, come ci ricorda brutalmente la cronaca di queste settimane. Una cronaca che ci dice anche dell’attualità degli ultimi due libri di Franco Buffoni, il libro in versi Noi e loro (Donzelli) e la raccolta di racconti Reperto 74 (Zona). Usciti quasi contemporaneamente questi due volumi, che hanno al centro proprio il tema della difesa e del rispetto della dignità umana, mettono in luce la lucidità e l’indipendenza di pensiero di Buffoni, la sua laicità, lontana da qualsivoglia idea di laicismo, intesa piuttosto come apertura carica di pietas, di chi ha ben chiara la distinzione tra stato di diritto e stato etico, un concetto che, dopo l’Illuminismo, dovrebbe essere ormai assodato in tutto l’Occidente, ma che, a quanto pare, non è così. La pietas di chi sceglie di mettersi in ascolto, di tendere l’orecchio e la parola all’altro, a chi non ha voce (in fondo la poesia, come ci hanno ricordato grandi poeti come Rilke e Celan, non è forse prima di tutto proprio un mettersi in ascolto?). Un sentimento, questo, che si riflette anche sul grande equilibrio con cui Buffoni riesce a trattare questi temi, senza mai essere rancoroso o carico di invettiva, dunque per questo ancora più persuasivo. Così come persuasiva è la sua scrittura poetica - dove a prevalere è una felice metrica iconica - e la sua prosa piena di ritmo e cristallina come l’acqua che fa vedere le cose in profondità, anche nei suoi aspetti più crudi, come quello di un’assenza di giustizia, dove nessuno è incolpevole, nemmeno chi (anzi) è chiamato a giudicare e legiferare.
La grandezza di questi due ultimi libri di Franco Buffoni è dunque questa, di saper aiutare il lettore a guardare le cose e il mondo con occhi più veri e umani.
Corrado Benigni
Questa pagina è stata stampata dal sito www.francobuffoni.it