Recensione a NOI E LORO di Flavio Santi su Liberazione-Queer

Continua il canto polifonico di Franco Buffoni, nella realizzazione di un’ideale nuova, moderna Divina Commedia. Se la raccolta Guerra (Mondadori, 2005) era l’inferno, Noi e loro è il purgatorio – fin dal titolo, molto purgatoriale nella condivisione di un destino. Se l’inferno di Guerra andava necessariamente oggettivato, per cui la presenza del proprio personale era ridotta o trasferita a terzi (il padre), qua il coinvolgimento del my self, per usare una categoria whitmaniana cara a Buffoni, entra in gioco direttamente. I “loro” del titolo sono i giovani musulmani che vivono, amano, soffrono, godono, patiscono, e con cui Buffoni si rapporta, in una dialettica corporale ma non solo, anche storica e psicologica, umana e sentimentale, etica e conoscitiva. Per questo “sono Abramo e Maometto i miei amanti, / Ibrahim, detto Brahim alla tunisina / E Mehmet – contratto, secondo l’uso turco –”; e la “lingua” assume una duplice valenza, materica e spirituale: “Yusif, non so se alla fine tu abbia / Davvero imparato la mia lingua / [...] / O se invece io stia iniziando a cogliere la tua / Dalle inflessioni del canto, so soltanto / Che una lingua delle lingue / Risuonava al pomeriggio verso Kairouan / [...] / La tua lingua che danzava nella mia / O la lingua-canto-suono del Libro dei consigli?”. Lo sguardo di Buffoni è teso alla partecipazione e alla comprensione, non è uno sguardo coloniale né postcoloniale: è la tensione che si fregia di essere umana. Troppo umana. Non cade nella trappola dell’idealizzazione, ma sente la forza e l’energia di quello che così acutamente sintetizzava Cesare Garboli: “niente è più sacro di ciò che non è stato ancora raggiunto dall’intelligenza”. Non è un caso che la migliore letteratura omosessuale di questi anni (penso anche ai muscolosi borgatari di Walter Siti) parli incondizionatamente alla vita, al suo nucleo di pulsioni immediate, non negoziabili. Buffoni è pronto a diventare ostaggio delle proprie passioni: “Guardavo a lui ed ero raggiante, / [...] / Cedevo disteso al piccolo belgio, / L’arredo barocco dei coglioni, / Mosaico in pietra dura / [...] Era l’amore degli amori / Che provavo per lui”. Il poeta è pronto a una nuova stilistica, quella del corpo: “Lui scrive i versi che io sto leggendo, / Li scrive a braccia aperte mentre gioca / A stirarsi”, convinto che dall’incontro dei corpi, prima ancora di quello delle menti, nasca fusione, complicità, interazione. Integrazione. Esemplare in questa prospettiva la sezione intitolata Mehmet, dal nome del compagno del poeta: “Da tre anni qui a Roma ho un compagno / Turco, di etnia curda. / Comunista, torturato in galera, / Conosce gli uomini e la vita divora, quando può”. Mehmet ci insegna la bruciante materialità del nostro esistere: “pareva spuntasse col corpo / Da un’argilla calcarea ricca d’ossido di ferro, / Era la personificazione dell’inscindibilità / Di un uomo dal suo corpo”. Buffoni vive a Roma, e così nel suo vitalistico pilgrimage di piazza in piazza, di uomo in uomo (la sezione Gay Pride) non può non ritrovarsi in Piazza San Pietro. Vaticano. E non riconoscersi per niente. Così l’identità omosessuale – dolentemente indifesa in Italia (“Protetto come animale o pianta viva / Io frocio mi sento orchidea / Rettile scimmia cactus, protetto / Dalla sapientia cordis / Di papa Benedetto) – vive un momento di lancinante contrasto con la morale vaticana (preferisco usare questa categoria, anziché parlare troppo genericamente di morale cattolica: quella vaticana ne è un pericoloso sottoinsieme, ancora più repressivo e urticante, fatto di divieti e chiusure da una parte, ma di ipocrite tentazioni dall’altra, si legga la poesia Quattro date). Desolante il finale del libro. Ma questa è l’Italia di oggi, e temiamo anche quella di domani e dopodomani, consegnata com’è a un governo di lupi e avvoltoi: “Una lunga sfilata di monti / Mi separa dai diritti / Pensavo l’altro giorno osservando / Il lago Maggiore e le Alpi / Nel volo tra Roma e Parigi / (Dove dal 1966 un single può adottare un minore). / Da Barcellona a Berlino oggi in Europa / Ovunque mi sento rispettato / Tranne che tra Roma e Milano / Dove abito e sono nato”.

Flavio Santi

F. Buffoni, “Noi e loro”, Donzelli, pp. 156, € 14,00 Apparsa su Liberazione-Queer domenica 8 giugno 2008

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